Editoriale: Strade rotte, politica assente

Vittoria. Ogni giorno i vittoriesi che fanno la spola tra città e la vicina frazione rivierasca devono prepararsi, nel percorrere la Vittoria-Scoglitti, ad una sorta di gimkana per evitare danni al proprio automezzo. Più che una strada la Vittoria-mare è oggi un colabrodo che farebbe arrossire perfino gli abitanti delle zone più sperdute dell’Africa. Sono una diecina di km da percorrere mettendosi bene in mente (prima di partire) i tratti che bisogna scansare, quelli da prendere di striscio e ancora, quelli da attraversare nel mezzo. Per non parlare del tratto appena fuori dal centro abitato di Scoglitti: un tratto di circa 2 km adatto ad un cingolato o ad un Tir, non certo a delle utilitarie costrete a “zigzagare” e col pericolo, come è capitato qualche volta, di invadere la corsia opposta. Ma la cosa tragica, o comica, per questo bel servizio fornito da chi amministra o ha amministrato il nostro territorio, è che gli automobilisti sono (anzi siamo) costretti a pagare bollo auto, assicurazione a balzelli vari. Una classe dirigente politica seria, in tanti anni di amministrazione della cosa pubblica, avrebbe dovuto pensare che riqualificare e offrire di tanto in tanto una manutenzione decente alle arterie, almeno quelle principali, doveva essere una cosa tanto logica quanto naturale. Invece si è pensato ad altro: ai premi a tizio e caio, alle gite nelle fiere nazionali e internazionali e agli spettacoli di piazza. Le strade possono restare come sono, anzi possono solo peggiorare: cosi ha deciso uno Stato cialtrone che sa solo spremere i suoi sudditi.

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