Editoriale: nuovo anno e diritti

 

L’ultimo dell’anno è quello in cui si tira una linea e si fa traccia un bilancio sommando le cose fatte e sottraendo gli obiettivi mancati, dividendo le delusioni e moltiplicando i buoni propositi.

Sfogliando cosi l’album di dodici mesi passati ci si ritrova sempre a fare i conti col pubblico e il privato: quindi davanti a opere fatte o soltanto abbozzate, propositi e speranze rimaste nel cassetto, polemiche velenose e errori grossolani.

La parola chiave dovrebbe o potrebbe essere per il nuovo anno una sola: diritti. Si cominci quindi a ragionare di diritti e non di concessioni, regalie o pretese. Ad esempio, come vittoriesi abbiamo diritto a vivere in una città più ordinata, pulita e meno caotica, a ricevere servizi più efficienti a fronte di bollette sempre più salate e a politiche sociali e di sviluppo al passo con i tempi. Abbiamo anche diritto a non dover vedere i figli che crescono con la valigia in mano, consapevoli naturalmente che non c’è la bacchetta magica che crea posti lavoro e ancora, che servono buoni amministratori e non incantatori di serpenti. Questi sono i diritti che chiede un normale cittadino perchè senza diritti non ci può essere futuro.

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