EDITORIALE: L’ISOLA CHE NON C’E’

 

Ragusa

Volare è spesso un problema, girare all'interno anche e comunicare solo se si è fortunati:  l'immagine recente di un'isola, la Sicilia, sempre più scollegata dal resto del paese e cancellata ormai dal disinteresse e dall'incuria. Intanto Roma si prende i benefici degli interessi sugli aeroporti, i porti, le strade e la banda ultra larga. In pratica, la Sicilia è come se non ci fosse. E' sufficiente fare un giro in auto per le strade siciliane, una vera corsa ad ostacoli, per capire a che punto di modernit-si fa per dire-  arrivata oggi la Regione che tre anni fa si apprestava col suo nuovo governatore a vivere una rivoluzione. Tra strade simili a trazzere, cedimenti di piloni e frane, l'isola  tutta un crollo. Se si cercano le responsabilità, sono abilmente rimpallate da chi dovrebbe farsene invece carico; lo Stato centrale da un lato e i governi regionali dall'altro che chissa perchè hanno visto alcuni recenti governatori inquisiti o addirittura finiti nelle patrie galere. Ma l'Anas quale ruolo ha in tutto questo disastro? In pratica  un ente da quasi 20 anni latitante, un'assenza per condivisa con gli enti locali che non possono certo tirarsi fuori dal disastro delle strade provinciali. Per non parlare dei voli: a Comiso tutto bene o quasi anche se ogni tanto capita qualche ritardo, peggio a Catania dove l'altro giorno c'è stato un bivacco per Pisa di 5 ore. Ma  solo l'ultimo caso di una lunga lista di ritardi, lamentele, recriminazioni e latitanze varie che non permettono ai siciliani di diventare una volta per tutte una comunità al passo con i tempi.